Memoria liturgica: 6 maggio

Secondo la tradizione fu tra i primi che dal Monte Carmelo trasmigrarono in Sicilia. Nei secoli passati ed ancor oggi gode di grande popolarità in Sicilia e specialmente a Licata. In questa città sarebbe stato ucciso per mano di "empi infedeli" verso la prima metà del secolo XIII. Le scarne notizie su di lui vennero in seguito arricchite di particolari leggendari e strabilianti.

 

Il culto a S. Angelo ebbe un'ampia diffusione fra i Carmelitani (la Provincia di Lombardia lo scelse come Patrono) e tra il popolo. Venerato come martire, ben presto venne edificata una chiesa sul luogo del suo martirio e vi fu riposto il corpo; solo nel 1661 le reliquie furono traslate nella chiesa dei Carmelitani.

Verso il 1400 Filippo Lippi lo raffigurò nella Madonna Trivulzio (Milano, musei civ.); il Pordedone lo raffigurò nella Madonna del Carmine (Venezia, Accademia della Belle Arti). Suoi attributi: una scimitarra in testa, un pugnale nel petto, una palma in mano, sola o infilata a tre corone. Da S. Angelo prende il nome il paese S. Angelo Muxaro (Ag.) per un soggiorno che vi avrebbe fatto in una grotta infestata da spiriti maligni. A Cefalù si mostra l'impronta del suo piede nella pietra da cui sgorga acqua calda...

La maggior devozione, naturalmente la riscuote a Licata, di cui è patrono. A destra della chiesa è tuttora la fonte che si dice scaturita sul luogo del martirio, e da cui i devoti attingono l'acqua, particolarmente nelle due feste annuali, a maggio e agosto. In ricordo della preservazione della città da un attacco dei Turchi, ancor oggi si tiene una festa particolare che si rifà a quell'avvenimento.

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